Il regalo nero

Vorrei segnalare un libro molto particolare, direi atipico nel panorama editoriale italiano, uscito di recente dall’editore Beisler, che pubblica specialmente autori di lingua tedesca. In questo caso si tratta di un autore olandese, Dolf Verroen, che affronta un tema piuttosto scottante e un capitolo oggi rimosso della storia europea – lo schiavismo e il colonialismo.
Il regalo nero è un libretto di una sessantina di pagine, suddiviso in brevissimi capitoletti, a loro volta caratterizzati da frasi brevi, secche, essenziali. L’autore ci spiega nella postfazione come l’idea sia maturata nell’occasione dei suoi viaggi nelle ex-colonie del Suriname e del Ghana. La storia è semplice, persino banale: Maria compie dodici anni e la sua famiglia le regala un piccolo schiavo nero, esattamente come se si trattasse di un balocco, di un libro o di un cappellino. Dopo di che tutto è conseguente: l’uso del frustino, l’umiliazione, il disprezzo, il dileggio, lo sfregio fisico (oltre che morale) sul volto di una bellissima schiava di cui il padre si invaghisce, la compravendita al mercato, gli stupri. L’elemento agghiacciante è la cifra di normalità che assume la vicenda, proprio in relazione al punto di vista narrativo: a raccontare è la ragazzina, che dunque non trova nulla di strano in quello che accade, immersa com’è nella Weltanschauung padronale, acriticamente imbevuta dell’ideologia schiavistica.
Nel leggerlo ho avuto una sola perplessità di carattere “pedagogico”: che messaggio arriva ad un ragazzino di 10-12 anni che dovesse trovarselo inopinatamente per le mani? E così ho fatto un esperimento: l’ho consigliato ad una giovane lettrice di fiducia che lo ha divorato, riportandone una sensazione di smarrimento, di stupore per quella terrificante “normalità”. Mi ha anche detto che il libro è ben scritto e che ha apprezzato soprattutto l’essenzialità, la misura linguistica, “l’aver detto così tante cose con così poche parole” – queste le sue parole. Direi che l’autore ha totalmente raggiunto lo scopo che si era prefisso. Naturalmente è un testo che richiede cura nell’uso e nella promozione da parte degli educatori e degli adulti. Non sarebbe male leggerlo insieme ai ragazzi.
Da segnalare infine lo splendido disegno in copertina (essenziale come il testo) del geniale illustratore tedesco Wolf Erlbruch.

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